Elastografia epatica con FibroScan al Centro medico San Jacopo di Pistoia

Elastografia epatica: un esame rapido e non invasivo per valutare la salute del fegato

Le malattie del fegato possono evolvere a lungo senza provocare sintomi evidenti. Per questo motivo, individuare precocemente eventuali alterazioni del tessuto epatico è fondamentale per impostare il percorso di cura più appropriato e controllare nel tempo l’andamento della patologia.
L’elastografia epatica è un esame rapido, indolore e non invasivo che permette di misurare la rigidità del fegato. Questo dato aiuta lo specialista a valutare la possibile presenza di fibrosi epatica, cioè l’accumulo di tessuto cicatriziale che può svilupparsi in seguito a un danno cronico del fegato.
L’esame può essere utilizzato sia nella fase diagnostica sia per monitorare nel tempo le persone con una malattia epatica già conosciuta.

Che cos’è l’elastografia epatica?

L’elastografia epatica è una metodica diagnostica che analizza l’elasticità e la rigidità del tessuto del fegato. Viene effettuata attraverso un apparecchio a ultrasuoni per la misurazione non invasiva della rigidità e della steatosi del fegato, una tecnologia nota come elastografia transiente controllata da vibrazione.
Durante l’esame, una sonda appoggiata sulla parte destra dell’addome genera una lieve vibrazione. Questa produce un’onda che attraversa il fegato: la velocità con cui l’onda si propaga varia in base alla rigidità del tessuto.
Un fegato sano presenta generalmente un tessuto morbido ed elastico. Quando si forma fibrosi, il tessuto tende invece a diventare più rigido. Lo strumento misura questa rigidità e fornisce un valore numerico espresso in kilopascal, indicato con la sigla kPa.
Il risultato contribuisce a stimare il grado di fibrosi, ma deve sempre essere interpretato dall’epatologo considerando la storia clinica della persona, gli esami del sangue e gli eventuali altri accertamenti eseguiti.

Che cos’è la fibrosi epatica?

La fibrosi epatica è una risposta del fegato a un danno che si protrae nel tempo. Quando le cellule epatiche vengono danneggiate ripetutamente, l’organismo tenta di riparare il tessuto producendo materiale cicatriziale.
Nelle fasi iniziali la fibrosi può essere limitata e, intervenendo sulla causa che l’ha provocata, può talvolta ridursi. Se il danno continua, il tessuto cicatriziale può aumentare progressivamente e alterare la struttura e il funzionamento del fegato.
Gli stadi della fibrosi vengono generalmente indicati con una classificazione che va da F0 a F4:

F0 indica l’assenza di fibrosi;
F1 una fibrosi lieve;
F2 una fibrosi significativa;
F3 una fibrosi avanzata;
F4 è compatibile con una condizione di cirrosi.

Il valore ottenuto con l’elastografia non corrisponde automaticamente a uno specifico stadio. Le soglie possono cambiare in base alla patologia, alle caratteristiche del paziente e alla presenza di condizioni capaci di modificare temporaneamente la rigidità del fegato. L’interpretazione specialistica è quindi indispensabile.

A cosa serve l’Elastografia?

L’elastografia epatica consente di ottenere informazioni importanti sullo stato del fegato senza ricorrere a procedure invasive.
In particolare, può aiutare l’epatologo a:
– individuare una possibile fibrosi epatica;
– stimarne la gravità;
– riconoscere le persone con maggiore probabilità di avere una fibrosi avanzata;
– controllare l’evoluzione di una malattia cronica del fegato;
– valutare nel tempo la risposta alle terapie o ai cambiamenti dello stile di vita;
– stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti;
– programmare controlli personalizzati in base al livello di rischio.

Secondo le linee guida della European Association for the Study of the Liver, i test non invasivi hanno un ruolo centrale nella valutazione della fibrosi e nella selezione dei pazienti che necessitano di accertamenti specialistici più approfonditi.

Quando può essere indicata l’elastografia epatica?

Il FibroScan può essere prescritto in presenza di una malattia epatica già diagnosticata oppure quando esami clinici e di laboratorio fanno sospettare un danno del fegato.

L’esame può risultare utile in caso di:

– steatosi epatica, comunemente chiamata “fegato grasso”;
– malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, indicata con la sigla MASLD;
– epatite B o epatite C;
– consumo di alcol potenzialmente dannoso per il fegato;
– alterazione persistente delle transaminasi o di altri parametri epatici;
– sovrappeso o obesità;
– diabete di tipo 2;
– sindrome metabolica;
– aumento dei trigliceridi o del colesterolo;
– malattie autoimmuni del fegato;
– patologie delle vie biliari;
– sospetta fibrosi o cirrosi;
– necessità di monitorare una malattia epatica già conosciuta.

L’indicazione deve essere valutata dal medico o dall’epatologo. Non tutte le persone con transaminasi elevate presentano infatti una fibrosi e, allo stesso modo, valori ematici nella norma non escludono sempre una malattia epatica.

Elastografia e fegato grasso

La steatosi epatica consiste nell’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato. È una condizione frequente, soprattutto nelle persone con sovrappeso, obesità, diabete, insulino-resistenza, ipertensione o alterazioni dei grassi nel sangue.
In alcuni casi il fegato grasso rimane stabile; in altri può associarsi a infiammazione e alla progressiva formazione di fibrosi. È proprio la presenza della fibrosi uno degli elementi più importanti per valutare il rischio di evoluzione della malattia.
Questo straordinario strumento tecnologico avanzato misura principalmente la rigidità del fegato. Alcune configurazioni dell’apparecchio permettono anche di stimare la quantità di grasso epatico attraverso un parametro chiamato CAP, Controlled Attenuation Parameter. Sarà lo specialista a stabilire quali dati siano disponibili e clinicamente utili nel singolo caso.

Come si svolge l’elastografia epatica?

L’esame è semplice e generalmente dura pochi minuti.

Il paziente viene fatto sdraiare in posizione supina, con il braccio destro sollevato dietro la testa, in modo da facilitare l’accesso alla zona del fegato. L’operatore applica una piccola quantità di gel sulla pelle e appoggia la sonda nello spazio tra le costole, nella parte destra dell’addome.
La sonda invia impulsi meccanici di lieve intensità e registra la propagazione delle onde nel tessuto epatico. Per ottenere una misurazione attendibile vengono effettuate più rilevazioni.
Durante ogni impulso si può avvertire una leggera vibrazione sulla pelle, ma l’esame non è doloroso. Non vengono utilizzati aghi, non sono previste incisioni e non è necessaria anestesia.
Terminato l’accertamento, il paziente può tornare immediatamente alle normali attività.

Come prepararsi all’ Elastografia?

Generalmente è richiesto di presentarsi a digiuno per alcune ore, perché l’assunzione di cibo può modificare temporaneamente la rigidità del fegato e influenzare la misurazione.
Il numero preciso di ore di digiuno e le indicazioni relative all’assunzione di acqua o farmaci devono essere comunicati dalla nostra struttura al momento della prenotazione. Le terapie abituali non devono essere sospese autonomamente.
È consigliabile indossare abiti comodi che permettano di scoprire facilmente la parte superiore dell’addome.
Prima dell’esame è importante riferire al medico eventuali patologie, condizioni particolari, dispositivi impiantabili e terapie in corso, affinché possa valutare correttamente l’indicazione e le modalità di esecuzione.

L’esame è doloroso o pericoloso?

L’elastografia epatica con FibroScan è un esame non invasivo, ben tollerato e privo di radiazioni ionizzanti. Non richiede mezzo di contrasto, sedazione o anestesia.
Il paziente può percepire soltanto piccoli impulsi o lievi vibrazioni nel punto in cui viene appoggiata la sonda. Dopo l’esame non è previsto alcun periodo di osservazione o recupero.

Elastografia epatica ed ecografia addominale sono lo stesso esame?

No. Ecografia addominale ed elastografia epatica forniscono informazioni differenti e possono essere complementari.
L’ecografia permette di osservare la morfologia del fegato e degli altri organi addominali, valutandone dimensioni, struttura e possibili alterazioni. La tecnologia misura invece in modo quantitativo la rigidità del tessuto epatico, dato correlato soprattutto alla presenza di fibrosi. L’esame non sostituisce quindi automaticamente l’ecografia, gli esami del sangue o gli altri accertamenti richiesti dall’epatologo.

L’Elastografia può sostituire la biopsia epatica?

In molti pazienti l’elastografia consente di ottenere informazioni utili sulla fibrosi senza ricorrere immediatamente alla biopsia. ?esame ha infatti contribuito a ridurre il numero di procedure invasive necessarie nella valutazione delle malattie croniche del fegato. I due esami, tuttavia, non sono equivalenti.
La biopsia prevede il prelievo di un piccolo campione di tessuto, che viene successivamente analizzato al microscopio. Può fornire informazioni che l’elastografia non è in grado di mostrare, come alcune caratteristiche dell’infiammazione o del danno cellulare.
In presenza di risultati dubbi, discordanti o di particolari condizioni cliniche, lo specialista può ritenere necessari ulteriori approfondimenti. La decisione viene presa caso per caso.

Quali fattori possono influenzare il risultato?

Una maggiore rigidità del fegato può essere collegata alla fibrosi, ma il dato non deve essere letto isolatamente. Anche altre condizioni possono modificare temporaneamente i valori, tra cui:

– un’infiammazione epatica acuta;
– un’ostruzione delle vie biliari;
– una congestione del fegato dovuta ad alcune patologie cardiache;
– l’assunzione recente di cibo;
– particolari caratteristiche fisiche del paziente;
– la presenza di liquido nell’addome.

In alcuni casi la misurazione può risultare tecnicamente difficile o non conclusiva. Potrà allora essere necessario ripetere l’esame oppure utilizzare metodiche differenti.

Perché monitorare nel tempo la rigidità del fegato?

Uno dei vantaggi dell’Elastografia è la possibilità di ripetere l’esame senza esporre il paziente a radiazioni o a procedure invasive.
Quando è presente una malattia epatica cronica, controllare periodicamente la rigidità del fegato permette all’epatologo di osservare l’andamento dei valori nel tempo. Questo può essere utile per verificare se la condizione è stabile, se mostra segnali di miglioramento o se richiede una rivalutazione del percorso terapeutico.
La frequenza dei controlli varia in base alla patologia, al grado di fibrosi, ai fattori di rischio e alle condizioni generali della persona.

L’elastografia epatica al Centro Medico San Jacopo

Il Centro Medico San Jacopo amplia le prestazioni dedicate alla diagnosi e al monitoraggio delle malattie del fegato introducendo l’elastografia epatica.

L’esame integra l’attività dell’epatologo e permette di ottenere, in pochi minuti e in maniera non invasiva, una misurazione della rigidità epatica. Il risultato viene valutato nel contesto della visita specialistica, degli esami di laboratorio e della storia clinica del paziente, così da costruire un percorso diagnostico e di controllo adeguato alle singole necessità.

Domande frequenti sull’elastografia epatica:
Quanto dura l’esame?

L’esame dura generalmente pochi minuti. Il tempo complessivo può variare in base alla facilità con cui vengono ottenute misurazioni valide.

Si può guidare dopo l’esame?

Sì. Non si prevede sedazione o anestesia, questo consente di riprendere subito le normali attività.

Il risultato è disponibile immediatamente?

I valori vengono elaborati dall’apparecchio al termine della misurazione. La loro interpretazione clinica spetta allo specialista, che li mette in relazione con la patologia, gli esami ematici e gli altri accertamenti disponibili.

Un valore elevato significa necessariamente cirrosi?

No. Un aumento della rigidità epatica può essere associato alla fibrosi, ma può anche essere influenzato da infiammazione, congestione, ostruzione biliare e altre condizioni. Un singolo numero non consente di formulare autonomamente una diagnosi.

L’esame è utile anche senza sintomi?

Sì, se esistono fattori di rischio o alterazioni che richiedono un approfondimento. Molte malattie epatiche possono rimanere silenziose nelle fasi iniziali.